La Regia Dogana delle Pecore di Puglia (1447-1806)  era un’istituzione amministrativa, fiscale, giudiziaria e commerciale del Regno di Napoli creata per governare il flusso dei pastori che dall’Abruzzo scendevano in Puglia per la transumanza.

La Dogana riscuoteva un tributo commisurato al numero dei capi condotti al pascolo, detto fida, in cambio del quale l'organismo statale assicurava erbaggi sufficienti, percorsi ampi e sicuri ed una certa quantità di sale; ai proprietari di animali ed al personale addetto al bestiame garantiva protezione armata lungo i tratturi, panetterie diffuse in tutto il Tavoliere di Puglia, con prezzo del pane calmierato, chiese e taverne di campagna e, cosa molto importante, la possibilità di poter ricorrere al tribunale della dogana per le questioni di giustizia, anche private. 

 

 
 

Il Tavoliere di Puglia (così si chiamava il territorio destinato al pascolo) era giunto a comprendere, nel corso della storia, oltre ai territori della Daunia, anche gran parte di quelli della Terra di Bari e della Terra d'Otranto. Era ripartito in 23 locazioni generali ed in 20 locazioni aggiunte all'interno delle quali si trovavano numerose poste (per maggiori informazioni vedi: amarterra).

In una di queste locazioni, la “Locatione di Andria”, si trovava la “Posta di Santa Croce”, come risulta da una cartina del 1686 oggi conservata presso l’Archivio di Stato di Foggia.

Una chiesetta rurale adiacente alla Posta fu inglobata nell’edificio tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800. Nel 1811 venne eretta una nuova chiesa, dedicata alla S. Croce ed al Beato Pietro d’Alcantara.

Nel 1856 fu realizzata al primo piano un piccola dimora padronale, curiosamente impreziosita da affreschi dei pittori locali Santoro, padre e figlio. Persa la sua originaria funzione di “Posta”, la struttura, infatti, venne “riconvertita” in masseria ed una delle stalle venne adibita a frantoio (l’antica macina è ancora visibile all’esterno dell’edificio).

Nel 1952 forti piogge causarono il crollo della cisterna (vi confluivano, grazie ad un sistema di canali sotterranei, tutte le acque piovane del terrazzo), oggi ricostruita ed in parte restituita all’originaria funzione.

L’edificio ed il terreno circostante appartengono alla stessa famiglia dalla fine del 1700.

In un paio di fotografie scattate nel 1913 davanti a Posta S. Croce si scorge Armando Perotti, storico e poeta barese, attentissimo alla tutela della memoria storica della Puglia. Ci piace pensare che alcune delle sue poesie, soprattutto quelle dedicate ai mesi dell’anno, siano state ispirate dalla natura e dal paesaggio di questo luogo. Per questo conserviamo i suoi scritti e li mettiamo a disposizione dei nostri ospiti.

 
         
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